| Che bella la vita con un cappello colorato |
[Oct. 21st, 2009|04:51 pm] |
Purtroppo il mercato è in crisi, io non troverò mai lavoro e se il mio moroso è fortunato farà un dottorato, quindi lo dovrò mantenere io. Senza contare che l'Università di Padova presto vorrà anche il mio sangue, i miei reni e un pezzetto di milza. Questo preambolo per dire che i passati due giorni ho accettato di fare da hostess ad un lavoro SUPERSEGRETO a Venezia, di cui non mi avevano spiegato nulla se non che dovevo andare alla Fenice.
Non sono un genio ma non ci ho messo molto a capire che c'era di mezzo il Silvio più famoso d'Italia, visto che la tesi mi sta bruciando i neuroni ma non abbastanza da non farmi leggere i giornali. L'evento era così SUPERSEGRETO che ho rischiato di non arrivarci mai, visto che mi hanno subito bloccato quelli della polizia, insospettiti dal mio look total black e dalle mie mosse striscianti da ninja di periferia. Arrivata alla fenice, io e le altre otto hostess veniamo sbattute qui e la a controllare documenti e dare cartellini con il nome ai vari viscidi politici italiani, di cui parlerò male a profusione per tutta la durata del post (devo farlo ora in previsione dell'assenza di libertà di espressione che a breve colpirà il nostro ridente paese). Eravamo al freddo a fare un lavoro del cavolo, noi povere hostess, però questo genere di lavori danno sempre un po' di autostima, perché tutti ti trattano da ragazza carina ed è una soddisfazione sapere di avere almeno un po' di gamba lunga quando si fanno cose inutili nella vita. L'autostima è durata finché non sono arrivate le ragazze alte e belle, e improvvisamente ho compreso di essere parte del gruppo "basse e brutte". Mi sono vista passare accanto sei modelle russe, la più bassa delle quali mi superava di tutta la testa, occhi azzurri, naso perfetto e camminata sicura su tacchi spaziali. Per la prima volta nella mia vita di ragazza-alta-uno-e-settanta mi sono chiesta cosa si prova ad essere una ragazza bella, il cui compito è stare in completo a fare la statuina, invece che essere la sfigata che sta al guardaroba e da i gadget. Se non altro, ho avuto la certezza che se a Silvio fosse servita una escort non avrebbe certo chiesto a una di noi basse, e ho tirato un sospiro di sollievo.
Ci siamo così dedicate agli illustri ospiti. Primo tra tutti Galan, chiamato per antonomasia "Il presidente" dai suoi scagnozzi, arrivato con una scorta di quaranta persone, credendosi ovviamente una primadonna. Ecco poi Brunetta, che non ho visto perché sono si una ragazza bassa, ma non COSì bassa da notare pure lui. Poi Tronchetti Provera completamente eclissato dietro Afef, che, spezzando una lancia a suo favore, devo dire è stata l'unica a sorridere gentile, oltre che essere più bella perfino delle sei stanghe russe. E i grandi ospiti stranieri: il super Emiro del Qatar, un ciccione orrendo, con moglie e duecento schiavi in buffi abiti bianchi, almeno la metà dei quali si chiamavano Mohammed. E poi lui, Silvio, intatto nella sua bassezza e in quella specie di maschera di palta e mer..fondotinta che gli spalmano in faccia in modo che sembri di plastica. Mentre distribuiamo i regalini, una schifosa palla di vetro con su un'imbarazzante gondola, ecco che Silvio arriva da noi hostess con le sue battute più infelici "Perché non mi date il vostro numero di telefono? Sapete che io ho questa fama, no?".
Ora, Silvio, io potrei anche volerti bene (cosa che non faccio), e chiudere gli occhi sul fatto che sei proprio tu a governarmi, ma ti hanno trovato a letto con ragazzine prostitute parlamentari veline e chi più ne ha più ne metta, ci mancano solo i trans, ti pare il caso di venire a fare TUA SPONTE queste battute di merda davanti all'emiro del Quatar, raccogliendo solo gelo e espressioni perplesse di chi non ti risponde male solo perché ha accreditato la tua scorta e sa che sono abbastanza brutti e cattivi da schiacciarmi all'istante?
Finita la cena di gala, noi ragazze brutte abbiamo mangiato gli avanzi (le ragazze belle pesavano tre chili l'una, chiaramente non mangiavano) e siamo state portate su questa immensa nave. Erano le due di notte, e noi dovevamo impararla a memoria, per portare in giro i giornalisti e gli altri stronzi che sarebbero saliti a bordo il giorno dopo. Giorno iniziato malissimo, visto che ci hanno tirate in piedi alle SEI e si sono pure permessi di darci da bere un caffè di cui si vedeva il fondo. Ho avuto subito la sventura di potare il primo ministro del Qatar in cucina perché ho sbagliato strada, e di essere salutata con una stretta di mano da Scajola, che evidentemente doveva mostrarsi friendly con noi plebei. La gigantesca nave è partita assieme al mio mal di testa, ed in qualche ora abbiamo dovuto portare i nostri ospiti sul tetto a vedere l'opera: una schifosa colata di cemento costruita al largo del posto più brutto del mondo, Porto Viro (scusa Mami..), vagamente somigliante ad un grosso lego, con lo scopo di raffinare il petrolio proveniente dall'Emiro del Qatar, e, credo, provocare un disastro ambientale nell'adriatico. Mentre la voce estasiata di uno speaker spiegava in un inglese farcito di veneto i prodigi del cubo di lego, abbiamo portato giornalisti e stronzi vari ad abbuffarsi di cibo, cosa che abbiamo fatto anche noi hostess (le alte non c'erano più, quindi nessuno stava a dieta). Al ritorno a Venezia, abbiamo distribuito il regalo: un bellissimo libro di foto, corredati da citazioni da "Le città invisibili" di Calvino, raffiguranti la colata di cemento e un paesaggio deturpato, provocando un effetto postmoderno (parola che, parafrasando, significa "totale merda"). Vorrei precisare che i libri non erano abbastanza e chi è rimasto senza è il signor Miller, il finanziatore.
In tutto questo, se siete arrivati a leggere fin qui sappiate che non avrete nessuna rubrica sulle stranezze perché questi due giorni di lavoro mi hanno prosciugato la creatività. Però, dopo aver scoperto di essere bassa e brutta, ho bisogno di tirarmela un po': http://nataleincasacooper.wordpress.com/ |
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